Plutone è il primo pianeta nano

Al termine della riunione del 24 agosto 2006, l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha stabilito che Plutone non è da considerarsi un pianeta in senso stretto, bensì il capostipite di una nuova schiera di oggetti, definiti “pianeti nani” (dwarf planets).

La decisione ha suscitato molto interesse e sorpresa fra gli astronomi, anche perché l’incontro agostano dell’IAU si era aperto con un ordine del giorno che prevedeva la possibilità di promuovere a pianeti anche Cerere, Caronte ed Eris.

In tutto l’IAU ha votato quattro risoluzioni che modificano la percezione del sistema solare.

La prima, denominata Risoluzione 5A, suddivide gli oggetti del sistema solare che non siano satelliti in tre categorie: pianeti, pianeti nani ed altri oggetti.

Pianeti nani

Pianeti nani

1) Si definisce pianeta un oggetto celeste che soddisfa i seguenti tre requisiti:

  • orbita intorno al Sole:
  • possiede sufficiente massa per assumere, per effetto dell’autogravità, una forma approssimativamente sferica;
  • ha pulito la sua fascia orbitale da altri oggetti.

Riguardo al terzo punto si può osservare che in realtà alcuni pianeti non hanno completamente pulito la loro fascia orbitale da ogni altro oggetto, perché ad esempio nell’orbita di Giove si trovano gli asteroidi denominati Greci e Troiani. Il loro moto però è condizionato da quello di Giove giacché essi sono vincolati a trovarsi nei cosiddetti punti lagrangiani, per cui sarebbe più efficace, al punto 3, asserire che un oggetto è definibile come pianeta se governa il moto di tutti gli altri oggetti presenti nella sua fascia orbitale.

Occorre poi ricordare che rimane sempre valida la distinzione fra pianeta e stella, che definisce pianeta un oggetto dotato di massa non sufficiente per innescare al suo interno reazioni termonucleari.

2) Si definisce pianeta nano un oggetto celeste che soddisfa i seguenti quattro requisiti:

  • orbita intorno al Sole;
  • possiede sufficiente massa per assumere, per effetto dell’autogravità, una forma approssimativamente sferica;
  • non ha pulito la sua fascia orbitale da altri oggetti;
  • non è un satellite.

In forza di questi requisiti potrebbero aspirare al rango di pianeti nani tutti quegli asteroidi della fascia fra Marte e Giove o della fascia di Kuiper che possiedono forma approssimativamente circolare. L’IAU sta preparando il catalogo dei pianeti nani.

3) Tutti gli altri oggetti del sistema solare che non sono pianeti, non sono pianeti nani e non sono satelliti vengono definiti corpi minori del sistema solare. Fra essi ricadono quindi gli asteroidi di forma irregolare e le comete.

La Risoluzione 5B, aggiunge al termine “pianeti” l’aggettivo “classici”. Gli otto pianeti classici
sono Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Per meglio valutare le decisioni dell’IAU è bene ricordare le caratteristiche di Plutone, e l’evolversi delle conoscenze su di esso, a partire dalla sua scoperta.

La Risoluzione 6A afferma che Plutone è un pianeta nano e, sulla base delle condizioni della risoluzione 5A, esso è riconosciuto come prototipo di tali oggetti.

Infine la Risoluzione 6B definisce “plutoniani” i pianeti nani.

Quando nel 1846 fu scoperto Nettuno, si riscontrarono presunte anomalie nella sua orbita, che furono spiegate come l’effetto gravitazionale di un nono pianeta, a cui per anni venne data la caccia. Nel 1930 finalmente Clyde Tombaugh annunciò la scoperta di questo nono pianeta, cui venne conferito il nome di Plutone.

Tuttavia Plutone parve subito un pianeta bizzarro per parecchi motivi. Innanzi tutto esso possiede dimensioni e massa molto ridotte, inferiori persino a quelle della Luna, quindi non poteva essere l’artefice delle presunte anomalie di Nettuno; risultava anzi essere lui condizionato dalla gravità di Nettuno in quanto dotato di periodo di rivoluzione pari a 1,5 volte quella del suo collega più interno. Inoltre appariva anomala la forma della sua orbita, molto inclinata rispetto all’eclittica (più di 17°) e molto eccentrica (eccentricità pari a 0,248).

Infine stupiva, dopo una serie di quattro pianeti rocciosi ed una serie di quattro pianeti gassosi, trovare nuovamente un oggetto piccolo e quindi roccioso.

Plutone e Caronte

Plutone e Caronte visti con il Telescopio Hubble

Nel 1978 venne scoperto il satellite Caronte, che possiede massa non troppo dissimile da quella di Plutone (solo circa sei volte inferiore). Anche le dimensioni relativamente grandi di Caronte costituiscono un’anomalia, basti osservare che, nell’ambito del sistema solare, il satellite avente le maggiori dimensioni in proporzione a quelle del suo pianeta era fino a quel momento la Luna, che è circa 81 volte meno massiccia della Terra. Si nota inoltre che il centro di massa del sistema Terra-Luna ricade all’interno della superficie terrestre mentre il centro di massa del sistema Plutone-Caronte ricade all’esterno della superficie plutoniana.

Per questi motivi molti astronomi considerarono Plutone – Caronte come un sistema planetario doppio.

La posizione di Plutone era poi divenuta sempre più imbarazzante col progresso degli strumenti di osservazione, che negli ultimi anni hanno permesso di scoprire tutta una serie di oggetti simili ad esso dislocati nella fascia di Kuiper. Da qui la necessità di conferire a tali oggetti il rango di pianeti, oppure di classificarli diversamente (pianeti nani), ed includere Plutone nel novero di questi. L’IAU ha optato per questa seconda possibilità.

Fra gli oppositori delle decisioni dell’IAU qualcuno ha osservato che le classificazioni altro non sono che convenzionali interpretazioni della realtà, quindi prive di vero significato.

Altre obiezioni sono state sollevate da coloro che hanno giudicato assurdo classificare dapprima Plutone come pianeta e poi declassarlo, ritenendo arbitrario ed antiscientifico un comportamento così altalenante.

Personalmente ritengo che la nuova classificazione degli oggetti del sistema solare non sia inutile o arbitraria, perché nasce da un criterio, e questo criterio è la cosmogonia dell’oggetto, cioè la sua modalità di formazione. Definire Plutone un pianeta nano fornisce già un’informazione: ci dice cioè che esso appartiene alla schiera di quegli oggetti che, pur avendo massa sufficiente da assumere forma tondeggiante per autogravità, risiedono in zone del sistema solare in cui non si è ancora del tutto concluso il processo di condensazione della nebulosa protoplanetaria iniziale, e quindi non sono in grado di dominare gravitazionalmente nell’ambito della propria orbita.

Inoltre queste modifiche vanno lette nell’ambito della logica che governa da sempre il metodo scientifico: indagare, sperimentare e trarre teorie che sappiano interpretare l’evidenza osservativa, salvo cambiarle o affinarle nel momento in cui non siano più capaci di farlo. In altre parole affermare che Plutone è un pianeta nano non è un assioma ma una convinzione che nasce dall’osservazione e dal nostro attuale livello di comprensione della genesi del sistema solare.

Enrico Giordano

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