Studi archeoastronomici

Archeoastronomia nella Villa Jovis a Capri [PDF 8,16MB] (di Marina De Franceschini e Giuseppe Veneziano)

L’isola di Capri è da tempo immemorabile uno dei luoghi più suggestivi al mondo. Divenuta di proprietà imperiale al tempo dell’imperatore romano Ottaviano Augusto, fu in seguito eletta a residenza permanente dal suo successore Tiberio, il quale vi costruì numerose ville, la più famosa delle quali, secondo lo storico Svetonio, era la celebre Villa Jovis, i cui resti sono tuttora visibili nella parte orientale dell’isola. La propensione di Tiberio per gli studi astronomici e astrologici è nota dalle testimonianze storiche. L’analisi delle piante delle strutture ha evidenziato un sostanziale orientamento verso il sorgere del Sole agli equinozi, fenomeno che è visibile con uno scarto di soli tre gradi all’interno del corridoio di una struttura semicircolare detta “emiciclo”. Il rilievo fotografico del sorgere del Sole ha permesso inoltre di stimare con precisione l’orientamento verso i quattro punti cardinali di un’altra importante struttura a pianta quadrangolare situata nelle immediate vicinanze della Villa, il cosiddetto “Faro Grande”. Questa poderosa torre, che in origine doveva essere alta circa 59 metri e che si elevava ben al di sopra della villa principale, serviva molto probabilmente come torre di segnalazione. Essa era visibile ovunque lungo la costa campana; con essa Tiberio dirigeva la vita dell’impero. Inoltre, il suo orientamento sui punti cardinali ne faceva il luogo ideale per le osservazioni ed i calcoli astronomici di Tiberio e del suo amico e astronomo Trasillo.

La “Roccia del Sole”: una meridiana stagionale per gli antichi Camuni [PDF 7,12MB] (di Giuseppe Brunod e Giuseppe Veneziano)

Una ricerca portata avanti dai due autori e durata quattro anni sembrerebbe aver dato una spiegazione plausibile ad una delle più enigmatiche incisioni rupestri della Val Camonica, quella della “Roccia del Sole”, situata nel famoso complesso incisorio del “Capitello dei Due Pini” a Paspardo (Brescia). Essi sono arrivati alla dimostrazione che questa incisione poteva essere stata utilizzata dagli uomini dell’Età del Rame (IV-III millennio a.C.) come una “meridiana stagionale”. Il grafo della Roccia del Sole, consistente in tre cerchi concentrici da cui si dipartono tre fasci di raggi divergenti verso il basso, è inciso su una parete verticale esposta all’osservazione di una catena montuosa dietro alla quale il Sole tramonta in punti via via diversi a seconda del variare delle stagioni. Gli autori, appoggiando uno stilo inclinato al centro dei cerchi concentrici, hanno notato che l´ombra da esso generato al tramonto locale del Sole si fermava in corrispondenza dei tre fasci di linee nei periodi più salienti dell’anno: nei due solstizi e agli equinozi. Questa scoperta, fa della Roccia del Sole probabilmente la più antica “meridiana stagionale” europea e costituisce una innovazione nell’interpretazione di questo tipo di incisioni, rivelandone un uso più pratico, cioè la possibilità per gli uomini dell’antichità di misurare con esse la posizione degli astri nel cielo, e quindi lo scorrere dei tempi e delle stagioni.

Le antiche conoscenze celesti come strumento di potere sociale: il possibile caso della “Roccia del Sole” a Paspardo [PDF 7,37MB]

Cosa può aver spinto gli antichi Camuni ad incidere sulla roccia una meridiana stagionale? Anticamente, coloro che erano a conoscenza dei “misteri” della natura (sciamani, stregoni e sacerdoti) detenevano un enorme potere sociale, con i vantaggi che ne derivavano. Questi individui avevano la prerogativa di rendere intelligibili i segreti della natura agli altri componenti della comunità. Queste conoscenze venivano custodite gelosamente e trasmesse, molto spesso oralmente, solamente a seguaci fidati o a parenti stretti. Partendo da questa inoppugnabile realtà, dimostrata da fonti storiche, e approfondendo altre scoperte rilevate nel sito della “Roccia del Sole”, l’autore ipotizza che colui che era incaricato di compiere delle misure o preparare calendari per le semine, la caccia e l’aratura – proprio per mantenere questo potere – usava un metodo mantenuto segreto: la decifrazione dei “segni celesti” che preannunciavano i passaggi da una stagione all’altra era preclusa senza l’uso degli opportuni strumenti e quindi l’incisione rimaneva non facilmente decifrabile al profano. Il rischio, naturalmente, è quello che se ne perda il significato, se colui che ne detiene il segreto, muore senza averlo trasmesso ad altri.

Ipotesi astronomica sulla “Stella di Betlemme” e sulle aspettative escatologiche coeve nel mondo mediterraneo (1) [PDF 141KB] (Ettore Bianchi – Mario Codebò – Giuseppe Veneziano)

Dalla “stella di Betlemme” alla creazione del mondo (2) [PDF 101KB] (Ettore Bianchi – Mario Codebò – Giuseppe Veneziano)

Tempo della Creazione e ciclo precessionale nella Bibbia (3) [PDF 101KB] (Ettore Bianchi – Mario Codebò – Giuseppe Veneziano)

In questa serie di tre articoli, gli autori presentano delle nuove suggestive ipotesi sul tema della cosiddetta “stella di Betlemme”.
Nel primo articolo si rievocano, nel pieno crollo della Repubblica Romana, le aspettative da parte di molte culture dell’arrivo di un Salvatore che avrebbe instaurato in mezzo agli uomini un periodo di pace e di prosperità, una durevole Età dell’Oro. La nascita di Gesù Cristo avvenne in straordinaria concomitanza, nel cielo di quel tempo, fra una triplice congiunzione di Giove e Saturno e l’epocale passaggio del Sole, all’equinozio primaverile (punto vernale), dalla Casa dell’Ariete a quella dei Pesci. Questo potrebbe essere stato il segno (o “l’astro”) nel cielo che spinse gli astrologi persiani (i Magi) a recarsi a Betlemme.
Nel secondo articolo si parte dalla triplice congiunzione tra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci (la nuova costellazione in cui stava per entrare il Sole all’equinozio di primavera, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi) per scoprire che per trovare un’altra triplice congiunzione Giove-Saturno in una costellazione in cui era appena entrato uno dei due punti equinoziali bisogna risalire al 4097 a.C., quando il Sole sorgeva nel Toro. Proprio a tale periodo risale, secondo alcuni calcoli sulle genealogie bibliche, la data della Creazione del Mondo.
Nel terzo articolo vengono prese in esame le due cronologie bibliche, quella dei Testi Masoretici (o dei testi vetero-palestinesi) che pone la Creazione del Mondo attorno al 4000 a.C., e quella più tarda della Settanta (LXX) in lingua greca, che pone invece tale data attorno al 5500 a.C. Vengono in seguito analizzate le motivazioni di questa evidente discrepanza e del perché la seconda cronologia appare troppo “allungata” rispetto a quella reale. Le due differenti cronologie bibliche, masoretica e greca, hanno in realtà un comune denominatore: entrambe corrispondono, ma con diverso valore, al tempo impiegato dal punto vernale per passare dalla costellazione del Toro a quella dei Pesci. Secondo i calcoli attuali, intorno al 4000 a.C. il Sole entrava nell’allora costellazione equinoziale del Toro; se si tiene conto invece del valore della precessione che erroneamente Tolomeo attribuì ad Ipparco, questo evento ebbe luogo nel 5500 a.C. Sembra perciò che la precessione degli equinozi scandisca le fasi principali della cronologia biblica e di alcune aspettative escatologiche.

San Lorenzo al Caprione: ipotesi di sito archeoastronomico [PDF 3,78MB]

Il promontorio del Caprione è l’ultimo della Liguria orientale, a fronte delle Alpi Apuane. Nel sito di San Lorenzo sono state analizzate alcune emergenze che hanno rivelato delle tipiche caratteristiche archeoastronomiche. Nel sito sono stati rinvenuti i ruderi di una chiesa, di cui restano l’abside, l’intero muro settentrionale, la torre del campanile. Misure sperimentali e strumentali hanno evidenziato che l’asse della chiesa giace sulla linea equinoziale (est-ovest). Nei suoi pressi è stato inoltre rinvenuto un “tetralite”, cioè una struttura megalitica composta da quattro pietre, che è orientato sul punto in cui il Sole tramonta localmente al solstizio estivo creando una suggestiva farfalla di luce, che lo scopritore – il Prof. Calzolari – associa al simbolismo dei rituali sciamanici.

Archeoastronomia nella Villa Adriana di Tivoli [PDF 1,80MB] (Marina De Franceschini e Giuseppe Veneziano)

Una scoperta nata per caso. Selezionando alcune fotografie scattate in prossimità del solstizio estivo negli edifici di Roccabruna e del cosiddetto Tempio di Apollo, facenti parte dell’immensa Villa fatta costruire a Tivoli dall’imperatore romano Adriano, si è notato che all’interno di tali edifici si instauravano delle illuminazioni particolari che non potevano essere casuali. Due anni di studi hanno avvalorato questa ipotesi portando a scoprire che, non solo gli edifici di Roccabruna e del Tempio di Apollo sono orientati in direzione del sorgere del Sole al solstizio invernale ed al tramonto del Sole al solstizio estivo, ma che l’intera spianata dell’Accademia – vera e propria acropoli della Villa – era orientata astronomicamente. Sono pochissimi gli edifici dell’antichità romana per i quali siano stati individuati orientamenti astronomici. Questa scoperta apre quindi un nuovo percorso di ricerca che potrà dare un importante contributo alla comprensione di quelle che erano le conoscenze astronomiche di questo popolo.

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