Documenti

Che cosa è l’Archeoastronomia? [PDF 50KB] (di Mario Codebò)

L’archeoastronomia è il ramo dell’archeologia che studia le conoscenze astronomiche, acquisite dalle popolazioni preistoriche, protostoriche, classiche, tardo-antiche e medioevali. Nacque nel XVIII secolo, in Inghilterra, quando W. Stukeley e J. Wood si accorsero che l’asse principale del sito megalitico di Stonehenge è rivolto verso il sorgere del Sole al solstizio estivo. Questo breve articolo di Mario Codebò (di Archeoastronomia Ligustica, reperibile anche sul sito www.archaeoastronomy.it) ci introduce alla conoscenza di questa scienza.relativamente nuova in Italia.

Archeoastronomia: il cielo degli antichi [PDF 1,42MB]

Panoramica sui primi stadi delle conoscenze astronomiche degli uomini dell’antichità e di come essi individuarono negli oggetti celesti – il Sole la Luna, i pianeti e le stelle fisse – i primi punti di riferimento per l’orientamento e per il calcolo del trascorrere del tempo, nonché come “marcatori” di fenomeni naturali salienti, come ad esempio la previsione delle inondazioni del Nilo nell’antico Egitto.

L’Astronomia nei testi biblici [PDF 2,06MB]

Molti ritengono che la Bibbia sia stata scritta in un’epoca prescientifica e che come tale rifletterebbe pregiudizio e ignoranza. Eppure, l’attento studio dei testi biblici, ha rivelato che in essa è contenuta una sostanzialmente corretta conoscenza dei principi naturali che sono alla base di molte scienze attuali. È stato dimostrato che, in molti casi, tali conoscenze sono state fatte proprie da altri popoli solo dopo vari secoli che erano state messe per iscritto dagli scrittori biblici. Nel testo vengono prese in considerazione le concezioni cosmologiche dell’antico popolo di Israele ed il contesto storico-religioso in cui la Bibbia fu scritta.

La stella di Betleem [PDF 3,04MB]

L’astro che, secondo il Vangelo di Matteo, guidò i Magi da Gesù ha da sempre rivestito un ruolo fondamentale nell’iconografia cristiana. Ma quale era la sua reale natura? Era un fenomeno fisico reale, oppure – come ipotizzato dall’autore – una particolare configurazione celeste leggibile in chiave astrologica esclusivamente dai Magi? E, ancora, chi erano i Magi: re, sacerdoti o astrologi? Il viaggio prende spunto da una analisi comparata storico-astronomica del periodo in cui probabilmente nacque Gesù ed esamina le diverse opinioni proposte nel corso della storia sulla natura di questo straordinario quanto misterioso evento, conducendo il lettore ad alcune importanti riflessioni che possono servire da stimolo per ulteriori sviluppi.

Il cielo degli antichi Germani nel disco di Nebra [PDF 7,09MB]

Il ritrovamento, nel 1999, di un disco di bronzo su cui erano inseriti alcuni elementi laminati in oro, nei pressi della cittadina di Nebra (in Sassonia, Germania, non lontano da un altro sito di valenza archeoastronomia, quello di Goseck) ha aperto una finestra su quelle che erano le conoscenze astronomiche degli antichi popoli germanici. Sul reperto, databile tra il 1700 ed il 2100 a.C., sono raffigurati il disco e la “barca” solare, la falce lunare, l’ammasso aperto delle Pleiadi, e due lamine ai bordi che sottendono un arco di 82 gradi di apertura. Alcuni astronomi hanno scoperto che l’ampiezza di questo arco corrisponde alla differenza angolare tra i punti di sorgere e tramonto del Sole sull’orizzonte, alla latitudine del luogo del ritrovamento, nei periodi compresi tra i solstizi d’estate e d’inverno (la cosiddetta “amplitudine solare”).

La precessione degli equinozi: implicazioni astronomiche e climatiche [PDF 3,18MB]

Le imperfezioni nella forma della Terra generano delle particolari perturbazioni nei moti del nostro pianeta. Oltre ai moti di rotazione sul proprio asse e di rivoluzione attorno al Sole, la Terra presenta anche un lento spostamento retrogrado all’asse terrestre, una oscillazione simile a quella di una trottola, detta “precessione degli equinozi”, che la Terra completa circa 26000 anni. Questo spostamento, su scale temporale di millenni, porta a notevoli variazioni nelle posizioni degli astri. Ma i suoi effetti potrebbero essere anche climatici. Secondo molti studiosi questo fenomeno è alla base delle glaciazioni che interessarono il nostro pianeta durante l’ultimo periodo geologico (il Quaternario). Le stesse condizioni climatiche delle ere passate potrebbero quindi ripresentarsi per il nostro pianeta nel prossimo lontano futuro.

La profezia biblica delle “Settanta settimane”: una nuova chiave cronologica della vita di Gesù Cristo tra storia e astronomia [PDF 790KB]

Il libro biblico del profeta Daniele costituisce la più ampia fonte di profezie relative ad avvenimenti dell’antichità la cui attendibilità storica è ormai al di sopra di ogni sospetto. Una di esse, quella detta “delle Settanta settimane” prediceva chiaramente la venuta del Messia di Israele e di tutta una serie di avvenimenti che la sua presenza avrebbe messo in moto, culminando con la distruzione della città di Gerusalemme nel 70 d.C. ad opera dei Romani. Il lettore viene introdotto alla diverse interpretazioni cronologiche che vengono date a questa stupefacente profezia, in cui credenze religiose, astronomia e storia si fondono in un unicum che non ha eguali nei testi antichi.

L’Era dei Megaliti [PDF 10,5MB]

Il termine “megalite” (dal greco mégas e líthos, grande pietra), da cui la parola “megalitismo”, identifica un particolare fenomeno culturale caratterizzato dalla realizzazione di costruzioni architettoniche con grandi blocchi di pietre. Grandi monumenti megalitici sono stati rinvenuti in tutto il mondo, ma essi trovano la più alta intensità di localizzazione soprattutto nel Mediterraneo occidentale e nell’Europa Atlantica, nel periodo compreso tra la fine del Neolitico fino all’Età del Bronzo, cioè tra il 4000 e il 1500 a.C. I megaliti possono essere di forme e strutture diverse in base al loro possibile utilizzo: come sepolcri, come luoghi sacri adibiti a centri di culto e di aggregazione o, come spiega l’autore, come luoghi in cui la spiritualità dell’uomo si fondeva con l’osservazione dei fenomeni celesti.

L’Astronomia dei Celti [PDF 7,26MB]

I Druidi, i sacerdoti dei Celti erano i depositari di una complessa tradizione che copriva ogni campo dello scibile. Purtroppo, le loro conoscenze e tradizioni erano trasmesse da una generazione all’altra esclusivamente con insegnamenti di tipo orale, e con la loro romanizzazione tali conoscenze andarono in gran parte perdute. Ma queste traspaiono dagli scritti di autori di epoca classica che descrivono i loro usi e costumi. Dopo la cristianizzazione dell’Irlanda alcuni druidi, convertiti e divenuti monaci, affidarono ciò che restava della tradizione celtica a dei preziosi manoscritti. Dall’analisi di queste fonti è possibile avere un quadro particolareggiato delle loro conoscenze anche in campo astronomico. Le quattro feste principali del loro calendario, non sono correlate a solstizi ed equinozi come nelle altre culture mediterranee, ma sembrano piuttosto cadere in corrispondenza della levata elìaca di quattro brillanti stelle.

Il mito della costellazione generatrice [PDF 11,2MB]

Le stelle, e soprattutto le costellazioni, con la loro disomogenea disposizione geometrica sulla volta celeste, hanno da sempre attirato l’attenzione degli esseri umani. Nell’antichità, dove l’osservazione del cielo era unita all’aspirazione spirituale dell’uomo di elevarsi a qualcosa di superiore della semplice vita terrena, le costellazioni divennero le sedi naturali cui ambire. Dalla cosmogonia dei primi sacerdoti (gli sciamani) fino alle più recenti tendenze religiose traspare la credenza di una vita ultraterrena, o meglio, di una vita celeste. In tali concezioni l’anima (o lo spirito) dell’uomo si forma nella cosiddetta “costellazione generatrice” e, dopo una breve vita sulla Terra, alla morte dell’individuo questa torna alla costellazione che l’ha generato. Nella relazione vengono esaminate le prove – astronomiche, storiche e antropologiche – a sostegno di questa tesi, e vengono analizzate le differenze di queste credenze nelle varie culture antiche e moderne.

Effetti della rotazione terrestre sulla previsione dei fenomeni celesti [PDF 1,36MB]  

La rotazione della Terra non è costante ma variabile. In generale si è constatato un generale rallentamento del suo periodo, che si traduce in un allungamento del giorno medio. Il rallentamento della rotazione terrestre è dovuto principalmente agli effetti delle maree ad opera degli effetti gravitazionali della Luna e del Sole che determinano anche una accelerazione lunare lungo la sua orbita e un progressivo allontanamento del nostro satellite dalla Terra. La più lunga durata del giorno rispetto al tempo medio terrestre adottato dai nostri orologi determina una differenza temporale, denominata Delta-T, della quale bisogna tenere conto se si vuole risalire con accuratezza ai fenomeni celesti avvenuti nell’antichità. Prendendo come esempio l’eclissi anulare di Sole avvenuta il 10 ottobre del 1718 a.C., l’autore dimostra come la mancanza di questo accorgimento in alcuni programmi per computer può provocare un sostanzioso errore in longitudine nella determinazione della zona di visibilità di questo fenomeno celeste.

Vai ad inizio pagina

© 2006-2017 Osservatorio Astronomico di Genova | Crediti | RSS